La Foresta di Pietra
Camminando sulle terrazze del Duomo di Milano, immersi in quella che può essere definita una “foresta di marmo“, lo sguardo si perde inevitabilmente nella vertigine estetica.
Santi, gargoyle (Gargolla o Garguglia), motivi floreali e guglie che carezzano il cielo. Tutto sembra rispondere ad un unico imperativo: bellezza, decorazione e slancio mistico!
Eppure, l’occhio dell’architetto non dovrebbe mai fermarsi alla superficie.
Se guardiamo queste meraviglie con gli occhi della fisica, scopriamo che quella bellezza sta compiendo uno sforzo titanico, quasi un “azzardo” in termini di equilibrio strutturale.
Eugène Viollet-le-Duc e la macchina Gotica
Eugène Viollet-le-Duc, il grande teorico del restauro ottocentesco, nel suo celebre Dictionnaire raisonné dedicò pagine illuminanti alla struttura delle cattedrali Gotiche.
Egli smontò il mito romantico del Gotico come pura arte, rivelando la natura di una macchina strutturale assai sofisticata.
Il Duomo di Milano, pur nella sua unicità di “Gotico atipico”, con proporzioni lombarde, risponde in parte a questa stessa logica.
Nelle Cattedrali Gotiche, le navate centrali, altissime (si veda la Cattedrale di Chartres), spingono verso l’esterno con una forza enorme. Gli archi rampanti raccolgono questa spinta e la trasferiscono ai contrafforti esterni.
Ma c’è un problema: la spinta dell’arco è obliqua. Senza un correttivo, questa forza ribalterebbe il pilastro verso l’esterno.
Il ruolo del Pinnacolo
Qui entra in gioco il Pinnacolo.
Quella guglia sormontata da una statua, che ai turisti appare come un vezzo decorativo, è in realtà un carico statico. Pesa migliaia di chilogrammi.
Anche nel Duomo di Milano, dove l’apparato decorativo è esuberante, la fisica non fa sconti: il peso della guglia ha lo scopo di aggiungere una forza puramente verticale.
Nelle Cattedrali Gotiche, la forza verticale dei pinnacoli, combinandosi con la spinta obliqua dell’arco, devia la “risultante delle forze” verso il basso, costringendola a rientrare nella base del pilastro (il cosiddetto “terzo medio“).
Senza quel “peso decorativo“, l’equilibrio della cattedrale ne risulterebbe compromesso.
Un'antica disputa: Ars vs Scientia
A Milano questa sintesi tra forma e struttura non fu priva di conflitti. Celebre è l’episodio del 1399, quando l’esperto francese Jean Mignot, chiamato a consulto per i dubbi sulla stabilità della fabbrica, criticò aspramente l’operato dei maestri lombardi con la sentenza: ‘Ars sine scientia nihil est’ (La pratica senza la teoria scientifica è nulla).
I costruttori locali, forti della loro tradizione empirica, risposero per le rime: ‘Scientia sine arte nihil est’.
Chi aveva ragione? Probabilmente entrambi. Il Duomo sta in piedi proprio grazie a questo dialogo serrato tra la geometria gotica e la concretezza costruttiva lombarda. Una lezione che portiamo a casa ancora oggi: l’Architettura vera nasce quando la Scientia (il calcolo, la fisica) lavora in silenzio per sostenere l’Ars (la bellezza), rendendo la tecnica invisibile agli occhi di chi guarda.
Dalla pietra ai dati: un'eredità di metodo
Fatte le dovute proporzioni, e con l’umiltà necessaria di chi opera su una scala ben diversa da quella dei grandi maestri del passato, possiamo comunque cogliere un insegnamento fondamentale.
Nel mio studio a Verona non innalziamo cattedrali, ma ci occupiamo della concretezza del vivere quotidiano: Restauro Conservativo, residenze NZEB (a energia quasi zero), comfort abitativo.
Tuttavia, la logica progettuale – la forma mentis – vuole rimanere affine a quella dei maestri. Se i costruttori gotici dovevano gestire la gravità (forze statiche visibili), oggi noi siamo chiamati a governare la complessità: un sistema di ‘forze invisibili’ altrettanto insidiose – ponti termici, flussi di vapore, dispersioni energetiche e la normativa, sempre più complessa.
La differenza sostanziale sta negli strumenti. Oggi usiamo i Dati. Gestiamo questa complessità attraverso una metodologia avanzata, il BIM (Building Information Modeling), ma lo facciamo senza mai dimenticare la lezione dei maestri del passato.
Ciò che è stato pensato, progettato, realizzato e risolto nei secoli è un patrimonio di inestimabile valore ed è, a mio parere, nostro preciso dovere studiarlo, comprenderlo e preservarlo dall’oblio!
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